La Porta Medievale
Il borgo murato di “domus-alta”, a lungo conteso e quindi luogo di aspre battaglie, subì una prima importante devastazione nel 1298 quando, in pieno conflitto tra guelfi e ghibellini, fu “preso et arso et scarchato” dai ghibellini tuderti. A questa distruzione se ne aggiungeranno molte altre, causate sia da guerre che da calamità naturali, ma a tutte farà seguito un’ostinata ricostruzione delle mura, dei bastioni e delle case.
Il tracciato murario del castello è ancora oggi ben individuabile, anche se i tratti a sud sono difficili da raggiungere per la condizione acclive del sito e per la presenza di una folta vegetazione.
A testimonianza della originaria fortificazione resta ben conservato il bastione centrale del tratto murario del versante ovest e l’arco in pietra arenaria che dà accesso al borgo. Qui giungeva la strada che collegava il castello ai luoghi di fondovalle e alla principale viabilità antica. Varcata l’antica porta, sulla destra si trova il vecchio frantoio (recentemente ristrutturato). Questi locali, in parte seminterrati, erano in origine i magazzini di stoccaggio delle merci e le “tabernae”, dove si esponevano le derrate e dove era possibile rifocillarsi. In contiguità vi è il fabbricato che nel secolo scorso fu adibito a scuola primaria, sopra l’ingresso si conserva una antica edicola votiva recentemente restaurata.
È interessante ricordare che già in epoca greca e poi romana, in prossimità delle porte spesso vi era una edicola (dal latino aedicula, diminuitivo di aedes, che significa tempio) dedicata a Giano bifronte che simbolicamente proteggeva il varco e coloro che lo attraversavano. Questa antica tradizione avrà una sua originale prosecuzione nelle edicole sacre della cristianità, anch’ esse spesso poste in prossimità delle porte di accesso alla città, nei punti di sosta, negli incroci delle strade o in prossimità di sorgenti, quale tangibile invito alla preghiera.
Addentrandosi nell’abitato si percepisce la conformazione planimetrica del castello basata sulla struttura antica del cardo, tracciato da sud a nord e il decumano, tracciato da est a ovest, intersecantisi ad angolo retto; le linee secondarie costituiscono il reticolo dei vicoli e delle ripide scalinate.
Una rappresentazione del castello di Casalalta, riferibile allo status successivo al ripristino che ha seguito il terremoto del 1589, ci è fornita dalla Pianta del territorio di Todi affrescata da Andrea Polinori (Todi 1586-1648) e conservata nel Palazzo Vescovile. In questa visuale di sud-est è disegnato il perimetro della cinta muraria con i suoi bastioni, è inoltre visibile una alta torre quadrangolare, probabile residenza del nobile o dei maggiorenti locali. Alcune sopravvissute particolarità architettoniche, in origine finalizzate a conferire valore al prospetto, quali il contrafforte, la finestra ad arco (ora tamponata) con cornici e modanature in cotto (sec. XIV-XV), le mensole porta tende in pietra, permettono di individuarne ancora oggi la collocazione nell’edificato.
Testi realizzati in collaborazione con l’Associazione “Casalalta nel cuore” ed il supporto dell’Arch. Valeriana Mazzasette.
Bibliografia: G.Comez e F.Orsini; Collazzone – Venticinque secoli di storia – a cura del Comune di Collazzone-1997.
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